#ConoscereiNebrodi: 32 cose da vedere ad Alcara Li Fusi

Alcara Li Fusi è un piccolo paese del Parco dei Nebrodi, collocato a 398 metri sul livello del mare. Fiume, lago, monumenti e sentieri: questo territorio collinare presenta delle particolarità uniche.   Il suo nome pare derivi dal termine arabo al-hara”, ‘quartiere, vicolo. Vediamo insieme la sua storia e le sue bellezze.

Alcara Li Fusi: un'origine avvolta nel mistero

Le origini di questo paese nebroideo sono avvolte nella leggenda: alcune fonti poco affidabili riferiscono che essa sia stata fondata dal greco Patrone, un greco della città di Turio, nella Magna Grecia. Questa teoria era basata sulla corrispondenza, tra l'altro mai verificata, tra l'antica città di Turiano e Alcara. Altre storie popolari, invece, collegano Alcara  alla città spartana di Demenna, ma anche in questo caso non vi è alcuna certezza.  La leggenda più famosa sulle origini di Alcara Li Fusi coinvolge proprio Demenna che, in questa storia, era una città confinante con l'attuale territorio alcarese. Altro paese limitrofo citato è Crasto. Secondo la leggenda, nel 855 i Saraceni distrussero questi due antichi centri abitati e i pochi superstiti decisero di fuggire più a valle e insediarsi proprio nell'attuale territorio di Alcara Li Fusi. 

Medioevo

La prima fonte certa sull'esistenza di Alcara Li Fusi, ci giunge dal diploma del Conte Ruggero I di Sicilia, datato 1096, conseguito proprio presso l'antica città. Successivamente, il territorio divenne feudo e per volere del figlio e successore di Ruggero I, Ruggero II il Normanno, la sua giurisdizione passò da Turio alla diocesi di Troina.  Negli anni a seguire, la giurisdizione cambiò ulteriormente per volontà di Papa Urbano II, passando alla circoscrizione vescovile di Messina.  Nel 1359  i possedimenti vengono assegnati a Vinciguerra d'Aragona da Federico IV d'Aragona. Negli anni successivi al nome Alcara venne affiancato l'appellativo "Valdemone" per indicare la sua appartenenza amministrativa. Nel Quattrocento, Alcara diventa un luogo centrale per il culto ebraico, diventando anche punto focale di scambi commerciali. Tale prevalenza ebraica permane peri secoli sucecssivi fino al Seicento, quando, per motivazioni sociali e religiose, gli ebrei vennero espulsi dalla Sicilia.

L'Ottocento e la rivolta dei braccianti

Nel 1812, con l'abolizione delle circoscrizioni, il territorio prese definitivamente il nome di Alcara "Li Fusi". Tale appellativo deriva proprio  dall'essere il maggior centro siciliano per la produzione dei fusi adoperati per la filatura. Inoltre, tale appellativo aiutava a distinguerla da Alcara Friddi, l'attuale Lercara Friddi, in provincia di Palermo. In quegli anni, Alcara Li Fusi era popolata per lo più da braccianti agricoli che lavorarono per decenni in condizioni pessime, senza poter godere di particolari diritti. Stanchi della loro situazione, il 17 maggio del 1860 si unirono in rivolta e assaltarono il cosiddetto "casino dei nobili". In quella notte uccisero numerose persone, tra le quali anche un bambino. I garibaldini che, ai tempi, sbarcarono numerosi sulle coste dell'Isola, arrivati sul posto imprigionarono i braccianti per quanto accaduto e, successivamente, li giustiziarono.  

I giorni nostri

Alcara Li Fusi può dunque vantare un'origine avvolta nel mistero e una storia lunga e ricca di tradizioni. Tale luogo, nel corso dei secoli, ha dato i natali a numerosi personaggi illustri come scrittori e poeti, oltre ad essere famosa per la tradizionale Festa del Muzzuni. Quella del Muzzuni è la più antica festa popolare d’Italia e rappresenta diversi e antichi culti popolari. In origine si trattava di una festa pagana di matrice ellenica che coincideva con il Solstizio d’Estate (21 giugno). Con l’avvento del Cristianesimo i festeggiamenti si annodarono a quelli in onore di San Giovanni Battista, martire decapitato e celebrato il 24 giugno. Per approfondire l'unicità di questa particolare festa, leggete il nostro articolo dedicato.

 

Cosa vedere ad Alcara Li Fusi: ecco i 32 luoghi che non puoi perderti!

Dopo avervi raccontato un po' di storia, adesso vediamo cosa è possibile visitare in questo piccolo paese dei Nebrodi.

1. Chiesa di Sant'Elia

La Chiesa di Sant'Elia è stata edificata prima del 1574 sulle rovine di un Tempio Pagano dedicato alla Dea Fortuna. Annesso ad essa si trovava il Convento dei Cappuccini, andato perduto dopo un incendio nel 1956. L’edificio religioso, si caratterizza esternamente per la semplice facciata arricchita da un portale in pietra calcarea locale. L’interno, recentemente restaurato, ospita opere d’arte pittorica e di intaglio ligneo di grande pregio. Tra i capolavori, è da annoverare la splendida struttura lignea dell’altare maggiore, che incornicia la pala d’altare che ritrae la Madonna con i Santi Francesco, Nicolò Politi ed Elia, opera di Frate Umile da Messina del 1656. Altre opere pittoriche sono: la tela di San Vito, la Sant’Anna del 1599 di ambito messinese di gusto raffaellesco e l’Immacolata, prima opera documentata di Giuseppe Tomasi da Tortorici. Pregevole è anche il Crocifisso ligneo.

 

2. Chiesa Maria SS. Assunta

La Chiesa Madre di Maria SS. Assunta è l’edificio di culto principale di Alcara Li Fusi. La sua edificazione risale all’epoca bizantina, ma numerosi sono i rimaneggiamenti che nel corso dei secoli l’hanno plasmata e diversificata. L’esterno dell’edificio è caratterizzato dalla facciata a salienti che incornicia un portale in stile rinascimentale. Girando attorno, è possibile ammirare il possente campanile merlato con una svettante guglia, la cupola e tre absidi posteriori.

L’interno, a Croce Latina commissa e tre navate con due cappelle laterali, conserva pregevoli tele e sculture. Il luogo più sacro alla venerazione dei fedeli è il sacello blindato ove sono custoditi il corpo di San Nicolò Politi, Patrono di Alcara Li Fusi, e la cinquecentesca statua. Prima di arrivarvi vi è la cappella dedicata, finemente decorata in stucco, su cui troneggia la tela di Filippo Tancredi raffigurante il ritrovamento del corpo del Santo.

 

3. Lavatoio dei "24 cannoli"

Antico lavatoio con "24 cannoli" da cui fuoriesce acqua fresca. Unn tempo  tale fontana veniva utilizzata dalle donne di Alcara Li Fusi per lavare i materassi fatti in lana di pecora.

4. Rocca Traora

Rocca Traora, di formazione calcare, è il luogo preferito dai grifoni in Sicilia. Si trova sul versante tirrenico delle Rocche del Crasto. Dalle sue pendici si può intraprendere il percorso di trekking alla scoperta e la ricerca di questi rapaci.

5. Sentiero del Grifone di Alcara Li Fusi

Itinerario didattico-naturalistico per la scoperta dei Grifoni. L'ingresso del "Sentiero del grifone" ha inizio accanto alla chiesetta della Madonna delle Grazie. Percorrendo il sentiero si possono trovare descritti gli aspetti principali del grifone, la storia della sua estinzione in Sicilia e i risultati raggiunti con il progetto per la sua reintroduzione.

6. Chiesa della Madonna delle Grazie

La piccola Chiesa rurale della Madonna delle Grazie sorge fuori dal centro abitato di Alcara Li Fusi, ai piedi della Rocca Traora. Secondo le fonti, questo edificio di culto è stato edificato per ringraziare il Signore e La Madonna per aver salvato la cittadina dall’epidemia di peste del 1525. All’interno dell’edificio, estremamente semplice, sono custoditi una tela di gusto popolare raffigurante la Madonna delle Grazie ed una statuetta raffigurante il Santo Patrono Nicolò Politi.

7. Chiesa di San Michele Arcangelo e Convento dei frati minori osservanti

Costruita tra il 1518 e il 1523 insieme al Convento dei Frati Minori, la Chiesa di San Michele Arcangelo è sede delle celebrazioni dedicate all’Immacolata e a Sant'Antonio da Padova. Esternamente, accoglie il visitatore con la facciata a capanna sormontata da un piccolo rosone sotto il quale si trova il portale. Quest'ultimo, scolpito nella pietra calcarea locale nel 1661, riporta in basso, sui plinti, lo stemma della nobile famiglia alcarese dei Salerno. L’interno della Chiesa, ad unica navata, è impreziosito dal tetto a capriate lignee policrome ed ospita pregevoli opere tra le quali:

  • la seicentesca statua lignea dorata dell’Immacolata
  • un Crocifisso del XVII secoloù
  • la statua del Titolare San Michele del XVI secolo
  • una tela, risalente alla fine del cinquecento, raffigurante le due sacre famiglie, quella di Gesù con San Giuseppe e quella della Vergine con i SS. Anna e Gioacchino.

8. Monastero Basiliano di S. Maria del Rogato

Il Monastero Basiliano di Santa Maria del Rogato è stato edificato intorno al 1090 e si trova nelle campagne oltre il Torrente Rosmarino. Il Monastero è stato spiritualmente il punto di riferimento per le confessioni e le comunioni dell’Eremita San Nicolò Politi. Quest'ultimo, proprio in questo luogo, trovò sepoltura dall’anno della morte, avvenuta nel 1167, fino al 1503. Il Monastero accoglie il visitatore nella sua semplicità, con un portico adiacente la chiesetta e quello che rimane degli ambienti monastici. L’interno contiene uno tra i più importanti esempi di pittura medievale in Sicilia: il ciclo di affreschi duecenteschi della Dormizione della Vergine e di San Giovanni Battista. Dentro la Chiesa sono presenti anche una scultura raffigurante San Nicolò Politi in posizione supina, la vecchia urna in cipresso che ne conteneva le spoglie e un popolare quadro settecentesco che ritrae l’Assunta.

9. Chiesa del Rosario di Alcara Li Fusi

Questo edificio religioso risale al periodo normanno, precisamente al 1163, anche se l’aspetto odierno ha subito dei rimaneggiamenti rinascimentali. Originariamente la Chiesa si trovava in aperta campagna, ma con l’espansione urbanistica novecentesca si è ritrovata a pieno titolo a far parte del centro abitato. Esternamente la Chiesa è molto caratteristica per via del bellissimo portico e delle merlature che ne arricchiscono la volumetria. Il portale, in pietra calcarea locale, presenta sulla sommità uno stemma papale, forse un elemento riferito a Papa Leone II, cittadino alcarese. L’interno, ad unica navata, conserva due opere d’arte molto interessanti:

  • la marmorea effige a tutto tondo di fine quattrocento/inizio cinquecento attribuita a Domenico Gagini che ritrae la Madonna della Catena
  • una grande tela del 1667 raffigurante la Visitazione, opera di Giuseppe Tomasi da Tortorici.

10. Chiesa di Sant'Andrea e Convento delle Suore Benedettine

Edificato intorno al 1580, il complesso monumentale veniva originariamente chiamato “Ospedale dei pellegrini” ed era abitato dalle Suore Benedettine. Il corpo architettonico comprende la Chiesa di Sant’Andrea, ad unica navata adiacente alla quale vi è il Convento. Oggi questo è diventato la sede di un interessante Museo di Arte Sacra le cui sale, suddivise su due piani, ospitano varie opere provenienti da tutte le chiese del centro cittadino. Affascinanti sono i vari settori che ospitano l’argenteria, i paramenti sacri, le sculture lignee e lapidee, gli splendidi libri miniati e le pitture su tela e su tavola. Tra le tante opere di più alto pregio, capolavori assoluti del Museo sono:

  • lo splendido Crocifisso ligneo medievale
  • la cinquecentesca tavola raffigurante la Vergine tra i Santi Antonio e Sebastiano, della scuola di Antonello da Messina.

11.Chiesa di S. Pantaleone Martire

La Chiesa di San Pantaleone è di origini medievali, anche se l’aspetto odierno è seicentesco. L’esterno accoglie il visitatore con la facciata arricchita da un settecentesco Portale in pietra calcarea locale, dal Tiburio con copertura a cupola e dalla svettante Torre campanaria. L’interno, completamente rimaneggiato nel settecento, ospita vari manufatti artistici primo fra tutti, lo splendido organo seicentesco, tra i più antichi di Sicilia. L’altare maggiore è ornato da una grande pala d’altare dipinta da Damiano Basile nel 1599 che raffigura, nella lunetta in alto, Dio Padre benedicente, nella tela principale, la Madonna contornata da angeli musici e sotto i Santi Pantaleone, Lucia, Stefano (o Lorenzo), San Leone Magno, Sant'Antonio Abate e Sant’Agata. Presenti anche opere pittoriche di Giuseppe Tomasi, Filippo Tancredi e Pietro Castelnovo. Interessante è anche la Cappella del Crocifisso.

12. Chiesa della SS. Annunziata

La Chiesa dedicata alla SS. Annunziata, sorge all’interno del quartiere Motta, primo agglomerato urbano sorto ai piedi del Castel Turio. Con tutta probabilità è uno degli edifici religiosi più antichi di Alcara Li Fusi. Secondo gli storici locali, questa era la Chiesa principale, “Templum Magnum”, prima dell’edificazione della Chiesa Madre. Malgrado le origini antichissime, la struttura che noi oggi possiamo ammirare risale al XVI secolo. Esternamente la Chiesa, ad unica navata, accoglie il visitatore con lo splendido portale in pietra calcarea locale. L’interno, ad unica navata, accoglie opere di grandissimo pregio quali il cinquecentesco gruppo scultoreo in legno e telacolla raffigurante l’Annunziata e l’Arcangelo Gabriele inserito in uno splendido fercolo ligneo sempre del XVI secolo e la grande pala d’altare raffigurante lo stesso soggetto, opera di Giuseppe Tomasi da Tortorici del 1653.

13. Chiesa di San Vincenzo Ferreri 

La Chiesa dedicata a San Vincenzo Ferreri, annessa ad un Convento di Suore, risale al XVI secolo. Esternamente, l’edificio risulta rimaneggiato nel corso del Novecento. Internamente ospita un antico Ecce Homo di pregevole fattura e la statua seicentesca raffigurante San Giuseppe con il Bambino.

14. Chiesa di San Nicola di Mira 

La Chiesa di San Nicola di Mira si trova nel quartiere “Rocca” vicino al monte Calvario. Secondo le fonti l’edificazione risalirebbe al XV secolo, ma la tradizione orale dice che la Chiesa dedicata al culto del Santo Vescovo esistesse già dal Medioevo. Si narra, infatti, che i genitori di San Nicolò Politi, prima della sua nascita, siano venuti qui in pellegrinaggio direttamente da Adrano per chiedere la grazia di un figlio al Santo, allora molto venerato. Esternamente l’edificio si caratterizza per il portale ad arco ogivale. L’interno, ad unica navata, è completamente spoglio di opere d’arte. Recentemente l’edificio, solitamente non accessibile al pubblico, è stato reso fruibile nelle giornate del FAI (Fondo Ambiente Italiano).

15. Eremo di San Nicolò Politi

A circa 2,5 Km dal centro abitato, ai piedi della Rocca Calanna, sorge il Santuario dell’Eremo di San Nicolò Politi, luogo tra i più sacri per gli alcaresi. Questo edificio è stato costruito alla fine del medioevo inglobando la grotta dove il Santo Patrono di Alcara Li Fusi visse dal 1137 fino alla morte, avvenuta il 17 agosto del 1167. Esternamente l’architettura, che lascia sporgere le parti rocciose della spelonca, risponde ai gusti vernacolari alcaresi, comprendendo un portico annesso, un’area abitativa in passato sede monastica e un corpo campanario. L’interno, affascina il visitatore per la grande roccia protetta da un’inferriata che accoglie la Grotta del Santo ove è posta una sua seicentesca statua. Sull’altare maggiore della Chiesa lo sguardo del visitatore è attratto dalla tela raffigurante il Prelevamento del corpo di San Nicolò, opera di Giuseppe Tomasi da Tortorici del 1649.

16. Edicola votiva a San Luca di Demenna

Percorrendo una stradina che si diparte dal Borgo di Stella, ci si imbatte in una piccola Edicola votiva, dedicata a San Luca di Demenna Abate. Secondo ipotesi storiche, Demenna, importante città bizantina che ha dato il nome al Valdemone e che fu distrutta dagli arabi nell’ottavo secolo, si sarebbe trovata in cima ad uno dei massicci rocciosi che sovrastano Alcara Li Fusi. In quella città, intorno al 918, sarebbe nato San Luca entrato nel Monastero di San Filippo di Agira e poi spostatosi verso la Basilicata. La piccola Edicola vuole proprio ricordare la figura della Santità autoctona di questa terra dimenticata dai libri di storia.

17.Monumento a San Nicolò Politi

All’ingresso del centro abitato, alla fine del XX secolo, è stato dedicato un Monumento alla figura di San Nicolò Politi, Santo Patrono di Alcara Li Fusi. Il Santo Anacoreta, nato ad Adrano nel 1117 da una delle più nobili famiglie della cittadina, giunto in età da moglie, manifestò la volontà di consacrare la sua vita al Signore e fuggì di casa prima delle nozze. Trovò come primo rifugio una grotta alle falde dell’Etna, dove vi dimorò per tre anni. 

Il Trasferimento ad Alcara Li Fusi

Venuto a sapere che il padre era sulle sue tracce, decise di abbandonare quel luogo e di oltrepassare i Monti Nebrodi. Durante il tragitto, soggiornò nel Monastero di Maniace dove conobbe San Lorenzo, il quale gli indicò il Monastero di Santa Maria del Rogato, ad Alcara Li Fusi, come punto di riferimento. Una volta giunto nei pressi di Alcara San Nicolò Politi si stanziò nella Grotta dell’Eremo dove visse fino alla morte senza mai mettere piede in paese.

18. Ex Chiesa della Badia - Auditorium

La Chiesa della Badia, sita a ridosso della strada principale di Alcara, è oggi sconsacrata ed adibita ad Auditorium. L’edificio, molto semplice nelle sue forme si caratterizza esternamente per il suo portale ogivale. L’interno, ad unica navata, è coperto con tetto a capriate lignee. Interessanti sono gli antichi mensoloni lignei con forme antropomorfe e vegetali che un tempo sorreggevano le pesanti travi della copertura.

19. Ponte Vecchio di Alcara Li Fusi

Sul Torrente Rosmarino, sotto il centro abitato di Alcara, sorge un antico ponte che collegava le due sponde: Ponte Vecchio. Questo, molto pittoresco con il suo arco in pietra, ospita sulla sommità una piccola Edicola votiva dedicata al veneratissimo Santo Protettore Nicolò Politi. La strada, che prima passava su questo antico ponticello, adesso è stata spostata su un nuovo ponte in cemento armato che lo costeggia.

20. Edicola votiva del Miracolo della frutta

In aperta campagna si trova un’antica Edicola votiva che testimonia un avvenimento della vita di San Nicolò Politi, il Miracolo della frutta. Si narra che, in quel luogo, nel suo ultimo viaggio verso il Monastero del Rogato, il Santo, stanco e affaticato per il lungo tragitto, incontrò due donne che rientravano verso casa in paese con due cestini pieni di frutta. San Nicolò chiese loro, per Grazia di Dio, di avere un po’ di frutta, così da rifocillarsi. Una delle due donne  si rifiutò e continuò per la sua strada sdegnata per la richiesta. L’altra, invece, fu caritatevole e gentile e porse il proprio cestino al Santo. Una volta rincasate, le due si accorsero che nella cesta della donna gentile i frutti si moltiplicarono, mentre nella cesta della donna burbera i frutti marcirono e fecero scaturire serpenti velenosi.

21. Chiesetta di Sant’Anania

Poco fuori dal centro abitato di Alcara, in direzione dell’Eremo, si trova una piccola Chiesa rurale dedicata a Sant’Anania. Secondo le fonti agiografiche riguardanti San Nicolò Politi, il 18 agosto 1167, durante il prelevamento del corpo del Santo, nel corso della processione verso il Paese, proprio in quel luogo, il corpo si fece talmente pesante che non fu più possibile andare avanti. Fu allora che accadde un miracolo: una bambina, nata appena il giorno prima, parlò e disse chiaramente che il Sacro corpo doveva essere portato non nel centro abitato, ma al Monastero di Santa Maria del Rogato, al di là del Torrente Rosmarino. Da allora, la Chiesetta di Sant’Anania, sorta nel luogo del miracolo, è sede della sosta del Santo che ogni anno, la mattina del 18 agosto, viene riportato in processione verso l’Eremo. Architettonicamente l’edificio è molto semplice e si caratterizza per l’essere aperto da un arco.

22. Chiesetta dell’Acqua Santa

In località Cammara, in aperta campagna alle pendici della Rocca Calanna, si trova la Chiesetta dell’Acquasanta. In questo luogo, molto caro agli alcaresi, è presente una piccola cappella di forma circolare in pietra a secco all’interno della quale, davanti ad una statuetta di San Nicolò Politi circondata da due scalinate scendenti, si trova un grande masso. Al di sotto del masso, in una profonda nicchia, si può scorgere una pozza d’acqua pura e limpidissima che scaturisce da una non individuabile sorgente. Secondo l’agiografia del Santo Patrono, fu lui stesso che, assetato durante il viaggio da Adrano ad Alcara, dopo aver implorato il Signore, ricevette il suggerimento di battere il suo bastone crociato su quella pietra per far scaturire la sorgente d'acqua. L’Acquasanta è un sentito luogo di pellegrinaggio dove, nei primi giorni di maggio, si celebra una messa in onore al Santo Anacoreta.

23. Monte Calvario

Nel centro storico di Alcara Li Fusi, nel quartiere Rocca nei pressi della Chiesa di San Nicola di Mira, si trova un luogo dal grande fascino spirituale e antropologico, l’antico Monte Calvario. Qui, da secoli, nel periodo della Settimana Santa, si svolge il rito della Via Crucis. Questo luogo, raggiungibile da una monumentale scalinata, è sito all’aperto su un alto pianoro roccioso dal quale è possibile godere di una splendida vista sul centro abitato e sulle Rocche del Crasto. Sul Monte troviamo una piazzetta chiusa da un cancello in ferro battuto ed è circondato da mura ed edicole votive rappresentanti le varie stazioni della Passione di Cristo. Al centro, si trovano le tre antiche Croci del Golgota, anch'esse finemente forgiate nel ferro battuto.

24. Lago Maulazzo di Alcara Li Fusi

Il Lago Maulazzo è un bacino idrico artificiale posto a 1450 m di altezza sul livello del mare, alle pendici di Monte Soro, vetta più alta dei Nebrodi e quarta della Sicilia. Il Lago, creato in quella che era una larga radura in mezzo a secolari faggete, raggiunge un’estensione di circa cinque ettari. Dal punto di vista naturalistico, paesaggistico, faunistico e floristico questo lago ricopre notevole importanza e possiede una straordinaria bellezza. Luogo dal grande fascino, il Lago Maulazzo è ideale per rilassanti passeggiate ed escursioni, ma anche per momenti di divertimento e convivio.

25. Rocche del Crasto

Le Rocche del Crasto, elementi naturali caratterizzanti del territorio di Alcara Li Fusi, sono formazioni rocciose costituite da rocce cristalline e luminose e da calcari di tipo dolomitico risalenti all’era mesozoica. Nella parte nord-ovest delle Rocche, si trova il territorio dominato dai Grifoni, recentemente ripopolato di questi splendidi rapaci grazie ad un intervento di reintroduzione svolto ad opera del Parco dei Nebrodi. Nella parte sud orientale, è presente il nido dell’unica famiglia di Aquila Reale presente nella Sicilia Orientale. Secondo le fonti storiche, sulla cima della Rocca del Crasto sorgeva l’antichissima città Sicana di Krastos, presenza antropica testimoniata da resti e manufatti. Si attesta che della città di Krastos sia stato nativo il poeta greco Epicarmo, inventore della Commedia. Su questi Monti si ipotizza, altresì, la localizzazione della bizantina Demenna. Le Rocche del Crasto ricadono nei comuni di Alcara Li Fusi e Longi.

26. Villaggio Pastorale Stella, “Stidda”

Il Borgo di Contrada Stella, “Stidda” per i paesani, è un villaggio pastorale sito sopra il centro di Alcara Li Fusi, nelle immediate pendici delle Rocche del Crasto accanto all’omonimo torrente. Questo agglomerato è un importantissimo sito dalla notevole valenza Etno-antropologica: si tratta di un antico e arcaico villaggio rurale costituito da piccole costruzioni in pietra a secco con coperture che possono essere o in laterizio o in frasche di Ginestra. Queste sono circondate da mura lapidee che fungono da recinto per i capi di bestiame. Il Villaggio Pastorale Stella costituisce un esempio della vita contadino-pastorale delle origini dell’antropizzazione di questi luoghi, unico sopravvissuto della lunga serie di borghi che nel passato costellava i Monti Nebrodi.

27. Grotte del Lauro

La Grotta del Lauro si trova alle falde del massiccio dolomitico di formazione calcarea della Rocca del Crasto, a 1068 metri sul livello del mare. È una vera e propria meraviglia naturale non soltanto per il territorio di Alcara Li Fusi, ma per tutto il comprensorio dei Nebrod.: Si tratta della più grande ed articolata tra le cavità carsiche non solo del versante occidentale delle Rocche del Crasto, ma di tutto il Valdemone.

Il percorso per raggiungerla è assai tortuoso e costeggia in parte la verticale faglia della Rocca Calanna per poi arrampicarsi sul massiccio del Crasto ove si trova l’apertura. L’interno, pieno di stanze e cunicoli, è un vero e proprio percorso che si spinge verso le viscere della terra, costellato da grandi stalattiti e stalagmiti che assumono le forme più particolari. Nella Grotta sono state fatte anche importanti scoperte di carattere archeologico e zoologico.

28. Convento dei Frati Cappuccini

Il Convento dei Frati Cappuccini, edificato nel 1574 intorno all'esistente Chiesa di Sant’Elia, è andato distrutto a causa di un incendio nel 1956. Fortunatamente, si sono salvati la Chiesa e il cospicuo numero di libri e codici che erano conservati all’interno della sua biblioteca. Oggi questi libri sono custoditi tra la Chiesa di San Pantaleone e il Museo di Arte Sacra. Al posto del Convento sorge la Villa Comunale con un parco giochi per i bambini.

29. Mulino ad Acqua

La ricchezza d’acqua del centro di Alcara Li Fusi ha fatto sì che, lungo i suoi torrenti, siano nati in passato numerosi mulini alimentati dalla forza delle acque. In prossimità del Torrente Stella, “stidda per gli abitanti”, uno di questi è ancora integro e ammalia i visitatori con la sua caratteristica bellezza. Questo Mulino si trova non distante dalla Fontana Abate in una posizione riparata rispetto alla strada principale. La visione, tra le canne da fiume, i verdi prati, le rocce, i frutteti e, al contempo, lo scrosciare incessante dell’abbondante torrente con le sue cascatelle, rispecchia la genuina bellezza dei tempi andati e di una vita fatta di relazione pacifica tra l’uomo e la natura.

30. Quartiere Motta di Alcara Li Fusi

Il Quartiere Motta è un antico quartiere del centro storico di Alcara Li Fusi, dove è possibile leggere la pianta urbanistica tipica del periodo arabo. Muovendosi tra i suoi vicoli si ha l'impressione di ripercorrere un viaggio indietro nel tempo a quando si sviluppò il centro del borgo. In una delle abitazioni del quartiere, è tuttora presente uno tra i più antichi telai del comprensorio, con cui un'abile artigiana realizza ancor oggi le tradizionali “pizzare”: tessuti, dai tipici motivi geometrici, realizzati con ricicli di stoffa e utilizzati anche nella notte del 24 giugno per abbellire gli altarini dedicati al più antico Rito Pagano d’Italia, la Festa du Muzzuni.

31. Fontana Abate

Alcara Li Fusi in tutto il comprensorio dei Nebrodi è rinomata per la sua grande ricchezza d’acqua sorgiva che sgorga dalle viscere delle ripide montagne rocciose che ne sovrastano il centro abitato. Una di queste sorgenti viene canalizzata nella Fontana Abate, la più famosa ed importante fonte del paese la quale disseta gli abitanti già da tempi molto antichi. Si dice, infatti, che le sue origini risalgano all’epoca pre-araba. Il corpo architettonico della struttura, dall’aspetto monumentale arricchito da pinnacoli e sculture, vede sgorgare perennemente da sette cannoli in bronzo ingenti quantità d’acqua freschissima che si riversa in un limpido abbeveratoio. Sopra questi, posta centralmente, vi è un’aquila scolpita in pietra che sorregge un’iscrizione in latino risalente al cinquecento e attribuita al Donadei, la quale declama la purezza e la freschezza delle acque.

32. Castel Turio e Chiesa della SS. Trinità

Il Castel Turio prende il nome dal Fondatore del borgo, Patron Turio, seguace di Enea. Turio, stanziatosi sul litorale tirrenico della Sicilia, fondò quella che successivamente sarebbe diventata Alcara Li Fusi. Del Castello, sito nell’antico quartiere Motta, oggi rimangono due corpi architettonici:

  •  la Torretta d’avvistamento di pianta quadrangolare arroccata su di un ripido e inaccessibile pinnacolo roccioso;
  •  la piccola Chiesa dedicata alla SS. Trinità.

In prossimità della Chiesa e della Torre si trova uno splendido belvedere dal quale si può contemplare l’intero centro abitato e le aspre e verticali ripe delle incombenti rocche calcaree del Crasto.

 

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