Ttattà Go Blog
02 February

Post By Ttattà Go

Turismo 4.0: social e big data, come cambia l’esperienza del viaggio

Nell’epoca governata dai social, nessun settore si sottrae alla loro influenza. Nel turismo, un dato spicca sugli altri: circa l’80% delle condivisioni social avviene durante il viaggio e influisce sulle decisioni degli utenti. Una percentuale rilevante ed emblematica dell’attrazione quasi “fatale” tra turismo e digitale e della trasformazione subita dal primo grazie al secondo. Da analisi su oltre 18 milioni di commenti in italiano e inglese, è emersa in modo netto la straordinaria potenzialità economica racchiusa nel turismo sostenibile associato ad una delle eccellenze italiane: l’enogastronomia. Il turista che scegli l’Italia cerca l’esperienza emozionale data anche dall’offerta integrata: conoscenza del territorio unita a corsi di cucina o degustazioni di vini.

I social sono di grande aiuto nell’epoca digitale: non solo perché si condividono foto ed emozioni, ma anche perché nei social si cercano informazioni, si scelgono i luoghi da visitare, si contribuisce in modo sostanziale all’analisi e allo sviluppo di offerta e servizi. Ed è proprio durante la vacanza che avviene il processo, basti pensare che il 78% delle conversazioni sui social avviene proprio nel corso dell’esperienza contribuendo ad elevare la notorietà del luogo. Ad esempio, nell’estate 2018 Sardegna, Sicilia e Puglia sono state le Regioni più “taggate” su Instagram.

Significativa anche la capacità attrattiva del turismo rurale, ambientale e sostenibile, mentre le città d’arte sono sempre protagoniste: Roma è “regina” con il 18,9% dei commenti (positivi per la bellezza dei luoghi e negativi per la qualità dei servizi). Sul podio anche Milano e Venezia con il 13,6% delle citazioni. Del capoluogo lombardo piace l’innovazione e l’estro artistico, criticata invece la qualità dell’aria. A Venezia sugli scudi il fascino dei canali e delle gondole, pollice verso invece per la presenza delle navi da crociera.

Insomma, turisti sempre più social e sempre più digital… Il sistema turistico italiano sarà in grado di raccogliere la sfida?

08 January

Post By Ttattà Go

‘U piscistoccu a ghiotta

Oggi vogliamo fare un omaggio alla nostra terra (la Sicilia) e alle nostre trazioni raccontandovi di un piatto che, qui nel messinese, è considerato il re della tavola: ‘u piscistoccu a ghiotta!

Un tempo veniva preparato nelle giornate di grande lavoro in campagna, nelle stagioni più fredde. Con la preparazione di questa pietanza, i commensali erano in grado di recuperare tutte le energie spese durante la mattinata e continuare a lavorare fino a sera. ‘U piscistoccu a ghiotta (o ghiotta di piscistoccu) non è altro che stoccafisso con patate, pomodoro, prugne secche, capperi, cipolla, olive, sedano e molto buon olio extra vergine d’oliva, prodotto rigorosamente in casa.

Vogliamo deliziarvi con la ricetta di questa prelibatezza scritta nel nostro dialetto, perché siamo siciliani e portare avanti le tradizioni significa non dimenticare nulla del passato, specialmente la nostra lingua, miscuglio di culture diverse che per secoli hanno plasmato la nostra bella Sicilia.
Ingredienti per 4 persone:

  • 1,2 kg di pesce stocco già ammollato
  • 12 patate di media grandezza
  • 1 grossa cipolla
  • 200 gr di olive bianche in salamoia
  • 100 gr di capperi
  • sale q.b.
  • pepe nero q.b.
  • un ciuffo di sedano

Ora vi cuntamu commu si pripara sta bontà:

“Frìjri pi pocu ‘na picca di patati tagghiati a pezzi ‘rossi e mittìrili da parti. Pulizziari ‘u piscistoccu da peddi, di spini e fàrilu a pizzudda; passàrilu ‘nta farina e frijrilu pi pocu, mittìril da parti. ‘Nta ‘na cazzarola fari un suffrittu cu ògghiu ‘bbunnanti di rossi cipuddi ‘ffiddiati, chiàppiri, alivi in salamòria senza nòzzulu, bruna sicchi e assai accia. Juncìrici ‘na bella picca di pummadoru spiddicati, sali e pipareddu ruzzu. Allungari cu acqua e mèttiri intra i patati e ‘u piscistoccu già fritti. Cociri a focu lentu finu a quannu i patati ‘cumènzanu a sfàrisi.”

Per chi di voi non fosse avvezzo al siciliano, di seguito la traduzione:

“Friggere per poco delle patate tagliate a pezzi grossi. Pulire lo stoccafisso dalla pelle, dalle spine e ridurlo in tranci; passarlo nella farina e friggerlo per poco, quindi metterlo da parte. In una seconda pentola fare un soffritto con abbondante olio di grosse cipolle affettate, capperi, olive in salamoia senza nocciolo, prugne secche e molto sedano. Aggiungervi dei pomodori pelati, sale e peperoncino rosso. Allungare con acqua e mettere dentro lo stoccafisso con le patate precedentemente fritti. Cuocere a fuoco lento fin quando le patate cominciano a disfarsi.”

Aggiungiamo noi che, accompagnato a questa prelibatezza, si può degustare un buon vino rosso, corposo e profumato, di quelli che i siciliani sono molto bravi a produrre e… buon appetito!

25 March

Post By Ttattà Go

Il turismo “delle esperienze” esalta il gusto e il territorio

L’agognata destagionalizzazione del turismo può essere raggiunta con una oculata programmazione che eviti la sovrapposizione di eventi e valorizzi percorsi alternativi. In questo contesto, l’enogastronomia assume un ruolo centrale, inserendo le cantine e le aziende agricole in un circuito virtuoso all’interno di un territorio che esalti le produzioni tipiche e le peculiarità culturali ed artistiche. Il turismo, quindi, si evolve: non è più solo “dei luoghi”, ma è “delle esperienze”. Non si segue più il piacere estetico, ma anche quello del gusto.

L’obiettivo è quello di fare in modo che il turista non stia in un solo posto ma possa disporre di una proposta ampia e variegata che guardi al territorio. Per fare ciò, è necessaria un’azione che parta dal basso e curi la formazione degli operatori che devono essere capaci di presentare un’offerta turistica a 360°, collegando le cantine e l’enogastronomia al territorio.

Come osserva Magda Antonioli Corigliano, direttrice del master in Enogastronomia e turismo per la promozione dei territori all’Università Bocconi di Milano, “Bisogna smetterla di far arrivare gente nel mese di agosto, ma adoperarsi a riempire i vuoti di altri periodi dell’anno puntando alla destagionalizzazione.”

È possibile rilanciare lo sviluppo economico di un territorio sfruttando le potenzialità date dall’enogastronomia. Infatti, secondo una ricerca svolta dal World Food Travel Association, cibo e vino sono capaci di condizionare la scelta di una destinazione turistica. Non solo, ma le attività collegate a prodotti tipici gastronomici, spesso condizionano l’acquisto di generi alimentari tipici al rientro nel Paese d’origine. Per la Sicilia e l’Italia intera, terre dai sapori genuini, si tratta di uno stimolo nella valorizzazione e nella promozione dell’enogastronomia, autentico patrimonio da sfruttare per la crescita economica.